sabato 23 maggio 2009

La lettura fra piacere e ossessione...

Vi è mai capitato di leggere un libro e rimanerne completamente rapiti, immersi, catturati dalla magia e dall’ enfasi….gustando sfrenatamente e passionalmente il gusto di questo sublime dono?

A volte vorremmo “evadere” dai ritmi che rivestono la nostra vita, da situazioni che ci perseguitano, da stati d’animo che ci tormentano. Troviamo questa sorta di rifugio, a mio parere, nella lettura.

È una cosa che ho sempre fatto: immergermi in un'altra dimensione, sviando dalla realtà per poter assaporare quanto vi è di più bello e soddisfacente in una buona lettura..Esserne completamente travolti ed avere la voglia di “DIVORARE” quel libro per capire quale sia il suo fine…

E, dopo averlo finito, possedere quella felicità e quella soddisfazione della scoperta, essere riusciti ad interpretare e a coglierne le sottigliezze…

“Quando la lettura è per noi l'iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto fra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo far altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.”
(Marcel Proust, Del piacere di leggere, Passigli editore)

Vi sono individui, invece, che compiono un grande errore: basano la loro esperienza di vita e cambiano il loro modo di essere e di agire seguendo come stereotipo un autore che ritengono sia il loro idolo. Ciò avviene perlopiù in ambito filosofico.

Tali soggetti tendono a farne uno uso erroneo, un’ interpretazione completamente arbitraria, nient’altro che un copia e incolla, con l’illusione di seguire un giusto “mito”.

Non bisogna far proprio ciò che non ci appartiene. In quanto animali linguistici, siamo dotati di intelligenza, quindi siamo in grado (e se così non fosse saremmo degli automi) di creare una nostra identità.

Non possiamo creare il nostro alter ego basandoci su teorie e pensieri impropri. Dobbiamo invece prendere spunto e trarre le nostre conclusioni, confutare e scindere ciò che a noi sembra giusto, includendolo nel nostro bagaglio culturale con l’intento di riuscire a ampliare le nostre vedute, i nostri pensieri.

Credo che avvenga in maniera naturale ed implicita trovarsi completamente incastrati, in un certo senso, nel libro. Viverlo come se fosse la nostra vita, leggere le pagine come se rappresentassero i momenti salienti delle nostre esperienze. Poi ovviamente torniamo alla nostra "vita reale" e riprendiamo in mano ciò che avevamo lasciato in sospeso...

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